Aumenti degli acconti di imposta Ires e Irap legati a doppio filo con il successo della voluntary disclosure. Se mancherà il gettito da rientro dei capitali, su cui il governo fa affidamento per finanziare i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, si metterà mano alla più classica delle risorse: aumento degli acconti Ires e Irap nonché un ulteriore ritocco alle accise. La sorpresa arriva dall’articolo 10, comma 9 del decreto legge, n. 192, il cosiddetto Milleproroghe pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31/12/2014, n. 302. Grande assente del provvedimento, nella versione definitiva, la consueta proroga degli sfratti. Il ministero delle infrastrutture ha spiegato, infatti, che il provvedimento non è stato prorogato perché il governo ha scelto un altra soluzione al problema. Sono stati costituiti due fondi: uno da 200 milioni di euro per gli affitti e un secondo da 226 milioni per la morosità incolpevole. Sono stati poi stanziati 400 milioni per la ristrutturazione degli alloggi nelle case popolari. Questa, ha spiegato il ministero, in una nota ieri, è la strada per risolvere il problema dell’emergenza abitativa.
Acconti Ires e Irap al rialzo. Il Milleproroghe prevede dunque che a supportare le risorse necessarie per il pagamento del debiti della pubblica amministrazione soccorra una quota parte delle maggiori entrate che arriveranno dal pagamento delle sanzioni individuate dalla legge sulla voluntary disclosure e più precisamente all’articolo 1, comma 7 della legge 186/2014.
Le somme in ballo superano il miliardo e mezzo di euro. Si tratta infatti di 600 milioni di euro che devono arrivare dalla chiusura dei contenziosi in materia di danno erariale e di 925 milioni necessari invece al funzionamento del fondo per assicurare la liquidità per i pagamenti dei debiti certi liquidi e esigibili delle p.a. A coprire tale dote dovranno essere le risorse del rimpatrio dei capitali. Il governo dunque mette nero su bianco che almeno un miliardo e mezzo del gettito atteso dalla voluntary disclosure è già stato impegnato a copertura dei debiti p.a. Ma è lo stesso governo, che, ricordiamo, non ha voluto quantificare il gettito complessivo dell’operazione voluntary disclosure, a mettere le mani avanti: gli introiti potrebbero non essere sufficienti a raggiungere la quota di un miliardo e mezzo già impegnati. Che fare allora? Mettere mano agli acconti di imposta, che peraltro già nel novembre del 2013 erano stati portati ad oltre il 100%. Attualmente nei due appuntamenti di novembre e giugno i soggetti Ires e Irap (non intermediari finanziari) versano nelle casse dello stato rispettivamente il 40 e il 60% del 102,5% dell’Ires e del 101,5% dell’Irap. Quote destinate, se non si raggiungeranno i risultati sperati dalla voluntary disclosure, a crescere, e non da sole visto che il mille proroghe prevede pure, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e sempre alle medesime finalità, un aumento di tutte le accise (alcol, tabacchi, benzina) «in misura tale da assicurare il conseguimento dei predetti obiettivi anche ai fini della eventuale compensazione delle minori entrate che si dovessero generare per effetto dell’aumento degli acconti”.
(Fonte: ItaliaOggi)

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